artrite reumatoide grave

L’artrite reumatoide grave è una malattia infiammatoria cronica autoimmune, che riesce a colpire, in maniera elettiva, tutte le articolazioni. 

La sua prevalenza in Italia, è di circa l’1%, ovvero di un malato ogni 250 abitanti, quindi ci sono circa 400.000 malati nel nostro paese. 

Si tratta di una malattia che colpisce maggiormente le donne, con un rapporto uomo/donna di 3-4:1, in particolare in una fascia di età compresa tra i 40 e i 60 anni, anche se potrebbe manifestarsi a qualsiasi età. 

Tra le patologie osteoarticolari, l’artrite reumatoide, rappresenta la malattia più grave, in termini di danno strutturale delle articolazioni, di danno osseo secondario, di complicanze extra-articolari, di comorbidità associate e di rischio di mortalità. 

Si è visto, come per altre malattie autoimmuni, anche nel caso dell’artrite, che lo stesso sistema immunitario attacca i tessuti sani, che invece dovrebbe difendere, non riconoscendoli come tali. 

L’infiammazione può coinvolgere i vasi sanguigni, le sierose, i muscoli, i polmoni, i reni, il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico e l’apparato visivo ed emopoietico

Nel mondo dello spettacolo, la prima che ne parlò senza pudori né imbarazzi e senza nascondersi, fu la grande attrice Anna Marchesini, che il male portò via, all’età di 63 anni, dopo 10 anni di dura lotta, che purtroppo alla fine perse. 

Ha mostrato coraggiosamente gli effetti disastrosi che la malattia stava infliggendo sul suo corpo, come nell’intervista rilasciato in tv a Che Tempo che Fa di Fabio Fazio, nel 2014.

Rendendo così nota la malattia e i relativi danni che il male provoca, soprattutto se non diagnosticato e curato in tempo.

Come diagnosticare l’artrite reumatoide?

Purtroppo, nella maggior parte dei casi, la malattia si manifesta in maniera graduale e insidiosa, con comparsa di dolori articolari seri, accompagnati o meno da rigidità mattutina prolungata e primi segni di infiammazione articolare. 

Nelle prime fasi, è difficile riconoscerla e diagnosticarla, perché si presenta con gli stessi sintomi di altre malattie reumatiche meno gravi. 

Il sospetto si pone, ogni volta che una o più articolazioni, persistono gonfie e dolenti per più di 6 settimane

Per una diagnosi precisa, sarà necessario effettuare analisi di laboratorio, prestando particolare attenzione al marcatore specifico anti-CCP (anti-peptidi-citrullinati), all’incremento della VES e della proteina C reattiva, tutti segnali di un grave processo infiammatorio in corso. 

Tra gli esami strumentali. invece, si dovrà eseguire la radiologia tradizionale, ovvero RX di mani e piedi, anche se inizialmente, non sarà in grado di evidenziare le erosioni tipiche della malattia. 

Inoltre, un esame da effettuare immediatamente, insieme alla radiologia, è l’ecografia articolare, che dimostrerà il versamento articolare e l’eventuale presenza di panno sinoviale. 

Altro esame utile ai fini della corretta diagnosi, è la risonanza magnetica, capace di individuare l’infiammazione articolare e ossea.

Come curare l’artrite reumatoide?

Ad oggi, purtroppo, esistono dei farmaci per la cura dell’artrite reumatoide, che migliorano la prognosi ma non guariscono dalla malattia. 

Però va anche detto che, se la giusta terapia, viene instaurata precocemente, a poco tempo dall’esordio dei primi sintomi, è in grado di modificare la storia naturale della malattia, ed evitare così, l’instaurazione di dolori articolari irreversibili. 

Sarà importante quindi, per il buon esito della terapia, che il paziente con sintomi di artrite reumatoide, venga immediatamente indirizzato allo specialista reumatologo, per effettuare la diagnosi e iniziare la terapia. 

La terapia ha 3 obiettivi:

  1. Ridurre l’intensità del dolore
  2. Arrestare il processo distruttivo a carico delle articolazioni
  3. Recuperare la funzione e dunque impedire la perdita della capacità lavorativa

Inoltre, insieme alla cura farmacologica, sarà fondamentale unire la riabilitazione articolare-neuromuscolare ed eventualmente la chirurgia ortopedica.

Artrite reumatoide evoluzione: quali sono i sintomi?

La malattia, solitamente, si presenta con dolore, gonfiore, rigidità al movimento e successiva perdita della funzionalità delle articolazioni.

Il dolore, sintomo cardine della malattia, è spontaneo, continuo, difficile da quantificare, presente maggiormente a riposo, che tende a migliorare con il movimento.

Solitamente, la rigidità muscolare è più intensa al risveglio e può durare per ore, se non per l’intera giornata: questa è una delle caratteristiche che la differenzia da altre malattie osteoarticolari. 

Le articolazioni più coinvolte, in modo bilaterale e simmetrico, sono quelle della mani e dei piedi, dei gomiti, dei polsi, spalle, anche ginocchia e caviglie. 

Ai classici sintomi articolari, spesso, si possono associare stanchezza, febbre, perdita di peso, indolenzimento muscolare e rash cutaneo.

L’artrite reumatoide può portare alla morte?

Secondo Gianfranco Ferraccioli, primario di Reumatologia della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma “dopo 12 mesi dai primi sintomi il rischio di mortalità di questi pazienti è tre volte superiore a quello della popolazione normale”. 

Inoltre, secondo uno studio della Nurse’s Health, nelle cause di morte, dovute all’artrite reumatoide, ci sono complicanze inerenti l’insorgenza di malattie cardiovascolari e respiratorie

Quindi, è comprovato che la malattia aumenta la probabilità di morte, per questo è fondamentale una diagnosi precoce, così da evitare rischi e complicanze serie. 

Al primo campanello d’allarme, non esitare, rivolgiti immediatamente al tuo medico ed effettua esami diagnostici specifici, al fine di individuare la malattia e iniziare la terapia in grado di arrestare l’avanzare dell’artrite.

L'artrite reumatoide è una malattia invalidante?

Se ti sei posto questa domanda, purtroppo la risposta è si! La capacità lavorativa di chi è colpito da questo male, viene, nei casi più gravi, intaccata totalmente nel giro di 5 anni.

Secondo un’indagine a campione, dal momento dell’insorgenza della malattia, l’abilità lavorativa subisce un calo del 33% già dal primo anno, fino ad arrivare a una perdita del 50% in 10 anni circa.

Sono 39 i giorni persi in media in un anno, da ogni paziente e circa 11 mila euro l’anno, la perdita stimata per pazienti affetti dalla malattia, dovuta a ritardi al lavoro, permessi e malattie. 

Una patologia che colpisce 400 mila persone e il 75% delle donne, che intacca la qualità di vita dei soggetti affetti, non poteva non essere invalidante.

Sintomi come fatica, dolore e intorpidimenti continuano a essere i maggiori ostacoli dai pazienti sul luogo di lavoro, anche se la malattia impatta praticamente su tutte le attività quotidiane.

Fino a pochi anni fa, tra il 32 e il 50% dei pazienti, perdeva il lavoro entro dieci anni dalla diagnosi; mentre dal 2009 sono stati spesi ben 99 milioni di euro per la previdenza sociale dei malati di artrite e il 54% è stato versato per pensioni di invalidità.

Quindi, l’unico obiettivo è il percorso diagnostico terapeutico, al fine di individuare precocemente la malattia, presa in carico e cure adeguato, con il solo scopo di migliorare la qualità di vita della persona.