malattia del bacio mononucleosi

La mononucleosi, causata dal virus di Epstein-Barr, meglio conosciuta come malattia del bacio, è una malattia infettiva, che colpisce l’organismo, in seguito alla trasmissione del virus stesso. 

Si tratta di un agente virale, che si trasmette tramite la saliva e il responsabile, l’EBV, fa parte proprio della famiglia degli herpes virus.

La mononucleosi è una malattia virale, acuta e contagiosa, nota soprattutto per la frequenza con cui si osserva negli adolescenti. 

È conosciuta come la malattia del bacio, perché si trasmette tramite saliva, e meno spesso in seguito alla condivisione di oggetti, come posate o bicchieri, entrati in contatto con il soggetto infetto.

La malattia deve il suo nome, alla presenza di un’elevata quantità di globuli bianchi e di grandi dimensioni nel sangue. 

Come è noto, per tutti gli altri herpesvirus, dopo l’infezione iniziale e acuta, il virus rimane comunque nell’organismo, per tutta la vita.

In casi molto rari, l’EBV nell’organismo, contribuisce allo sviluppo di diversi tipi di tumore non comuni, come il linfoma di Burkitt e alcuni tumori del naso e della gola. 

Ma capiamo meglio quali sono sintomi, cause e trattamenti per la cura della malattia.

Quali sono i sintomi della mononucleosi?

Purtroppo, i primi segnali della mononucleosi sono molto simili a quelli di una comune influenza, e comprendono:

Tutte le manifestazioni della malattia sono dovute sia all’aumentata produzione delle cellule mononucleate, sia alle sostanze che essi producono per indurre il corpo a reagire all’infezione.

Solitamente, il periodo di incubazione è piuttosto lungo e variabile e va dai 30 ai 50 giorni, sia nella fase adulta che adolescenziale; mentre, potrebbe essere inferiore nei bambini, che di solito, sviluppano la malattia nell’arco di 10-15 giorni, in forma pressoché priva di sintomi.

Sappiamo che, l’esordio clinico è spesso preceduto da una fase che preannuncia l’infezione, in cui la sintomatologia è di carattere generale e non particolarmente preoccupante, per poi prendere invece, il sopravvento sul sistema immunitario ed esordire con un quadro clinico più specifico. 

Dopo il contagio, la mononucleosi si manifesta in un periodo compreso tra le 3 e le 6 settimane successive, dopo le quali la maggior parte dei soggetti riesce a riprendere le normali attività quotidiane. Tuttavia, la stanchezza può persistere per settimane e, talvolta, per mesi.

Dopo la guarigione, l’infezione rimane allo stato latente e può ripresentarsi periodicamente.

Quali sono le cause della mononucleosi?

Come detto in precedenza, una volta contratta la malattia, il virus EBV, rimane per sempre latente nel corpo umano e può ricomparire periodicamente. 

La mononucleosi è una malattia a contagiosità modesta, che interessa soprattutto soggetti di età compresa fra i 15 ed i 35 anni.

La malattia colpisce di preferenza gli adolescenti ed i bambini, ma gli adulti non ne sono per nulla esenti.

L’infezione si contrae più facilmente quando il nostro sistema immunitario è indebolito (per esempio, dopo una malattia particolarmente debilitante o durante un periodo di intenso stress).

Infatti, la malattia è diffusa in tutto il mondo, la mononucleosi interessa entro l’adolescenza il 50% degli individui che vivono nei Paesi industrializzati, mentre compare più precocemente in quelli in via di sviluppo.

Il contagio può essere diretto ed avvenire tramite saliva (via oro-faringea) e le urine, i rapporti sessuali non protetti o le trasfusioni di sangue ed emoderivati. Tuttavia, l’infezione può essere contratta anche con modalità indirette tramite, per esempio, l’utilizzo comune di oggetti contaminati quali posate, bicchieri, piatti e giocattoli, nonché con le goccioline diffuse tossendo.

Come guarire dalla mononucleosi?

Nella maggior parte dei casi, la mononucleosi si risolve positivamente, senza complicazioni, entro due o tre settimane dall’esordio dei sintomi.

Raramente, i pazienti presentano ricadute croniche negli anni che seguono, anche se alcuni pazienti tendono comunque ad accusare stanchezza e difficoltà di concentrazione per diversi mesi.

Il paziente colpito da mononucleosi dovrebbe riposare a letto ed evitare sforzi fisici per almeno 6-8 settimane, specie se si è sviluppato un ingrossamento della milza. 

Non esistono farmaci specifici per la mononucleosi, ma solo terapie sintomatiche. Il trattamento si basa, quindi, sulla somministrazione di analgesici (come l’ibuprofene) ed antipiretici, come il paracetamolo (va escluso, invece, l’acido acetilsalicilico che nei bambini e negli adolescenti può causare una grave complicanza, chiamata sindrome di Reye).

Solo in casi molto gravi, è previsto l’utilizzo di farmaci corticosteroidei, ma soltanto per pochi giorni. 

L’importante è non utilizzare mai gli antibiotici, poiché in caso di malattia virale non servono a nulla e possono causare ulteriori danni al sistema immunitario.