Il dolore all’anca non nasce necessariamente dall’articolazione. Può dipendere anche dai tendini, dai muscoli e dalle strutture che circondano il femore, oppure essere irradiato dalla zona lombare. Per orientare la valutazione è quindi più utile osservare dove si concentra il fastidio, in quali circostanze compare e quali movimenti rende difficili. Questi elementi non permettono di formulare autonomamente una diagnosi, ma aiutano a descrivere il problema con precisione e a capire quando è opportuno rivolgersi a un professionista.
Dove fa male e quando compare il dolore
La zona indicata genericamente come “anca” comprende aree diverse. Il dolore può essere avvertito davanti, soprattutto all’inguine, sul lato esterno della coscia oppure posteriormente, verso il gluteo. Questa distinzione offre alcuni indizi sull’origine del problema, senza però fornire certezze.
Un dolore profondo all’inguine può essere associato all’articolazione, come accade in alcuni casi di artrosi o di conflitto femoro-acetabolare. Nella stessa zona possono tuttavia manifestarsi anche problemi dei muscoli flessori o dolori provenienti da altre strutture addominali e pelviche. Il dolore laterale, percepito in corrispondenza della sporgenza ossea del femore, interessa spesso i tendini glutei e i tessuti circostanti. Può diventare più intenso camminando, salendo le scale o dormendo sul fianco dolorante. Un fastidio posteriore, localizzato al gluteo e talvolta esteso lungo la coscia, può invece essere collegato alla colonna lombare o alla regione sacroiliaca.
Conta anche il modo in cui il dolore è iniziato. Una comparsa improvvisa dopo una caduta richiede considerazioni diverse rispetto a un disturbo cresciuto gradualmente dopo un aumento della corsa, delle camminate o del lavoro fisico. Sono informazioni utili anche la rigidità dopo il riposo, il dolore notturno e la difficoltà a compiere gesti concreti, come infilare calze e scarpe, entrare in automobile o alzarsi da una sedia.
Le possibili cause del dolore all’anca
Tra le cause articolari più comuni rientra l’artrosi, una condizione complessa che può provocare dolore, rigidità e progressiva riduzione della mobilità. Non dovrebbe però essere descritta come una semplice conseguenza dell'”usura” né considerata inevitabilmente responsabile del dolore solo perché è visibile in una radiografia. Reperti radiologici e sintomi non sempre coincidono.
Nei pazienti più giovani o fisicamente attivi vanno considerate anche condizioni come il conflitto femoro-acetabolare e le lesioni del labbro acetabolare; più raramente, in presenza di specifici fattori di rischio o di caratteristiche particolari del dolore, devono essere escluse patologie come l’osteonecrosi della testa femorale o le fratture da stress.
Le artriti infiammatorie rappresentano un altro possibile gruppo di cause, soprattutto quando la rigidità è prolungata, sono coinvolte più articolazioni oppure compaiono gonfiore e altri sintomi generali. Il dolore laterale dell’anca è invece spesso ricondotto alla sindrome dolorosa del grande trocantere. Il termine è più preciso della comune definizione di “borsite”, perché il disturbo può coinvolgere non soltanto una borsa sierosa, ma anche i tendini glutei e altre strutture della regione.
Negli sportivi e nelle persone che aumentano rapidamente il livello di attività, il dolore può derivare da un sovraccarico o da una lesione muscolare o tendinea. In questi casi è spesso rilevante il rapporto temporale tra il cambiamento dell’allenamento e la comparsa dei sintomi.
Un trauma introduce uno scenario diverso. Una caduta può causare una contusione, una lesione muscolare o una frattura, soprattutto nelle persone anziane o con fragilità ossea. Quando si sospetta una frattura, la radiografia è in genere il primo esame utilizzato; se il sospetto clinico rimane elevato nonostante immagini negative o incerte, possono servire ulteriori accertamenti.
Infine, il dolore percepito all’anca può non provenire dall’anca. Disturbi della colonna lombare possono irradiarsi verso il gluteo, la coscia o l’inguine. Più raramente, soprattutto in presenza di sintomi insoliti, anche strutture pelviche o addominali possono generare dolore nella stessa regione. Vale però anche il percorso opposto, ed è quello che più spesso ritarda la diagnosi.
«Capita di frequente il contrario di quello che si immagina: un’anca artrosica che si manifesta con dolore al ginocchio o alla faccia anteriore della coscia», spiega il dott. Antonio Orgiani, specialista in Ortopedia e Traumatologia, con particolare attività nella chirurgia dell’anca e del ginocchio. «Se si guarda solo il ginocchio si perde tempo, e a volte si arriva a esami e trattamenti che non servivano. Per questo l’anca va esaminata anche quando il paziente indica il ginocchio.»
Quando è necessario rivolgersi al medico
È opportuno programmare una visita quando il dolore peggiora, ritorna frequentemente, disturba il sonno o limita attività normali come camminare, lavorare e salire le scale. Anche una perdita progressiva della mobilità, la comparsa di zoppia o una rigidità persistente meritano una valutazione, senza attendere che il disturbo diventi invalidante.
Alcune situazioni richiedono invece assistenza rapida. Dopo una caduta o un incidente, un dolore intenso associato all’impossibilità di sostenere il peso, muovere l’anca o camminare può indicare una lesione importante. Anche un’articolazione improvvisamente molto dolorosa, calda, gonfia o arrossata, soprattutto se accompagnata da febbre e malessere, deve essere valutata con urgenza perché può essere presente un’infezione.
La diagnosi non comincia necessariamente da una risonanza magnetica e, nei quadri tipici di artrosi, non richiede sempre un esame di imaging per essere formulata: la linea guida NICE indica di diagnosticarla clinicamente nelle persone dai quarantacinque anni con dolore legato all’attività e rigidità mattutina assente o non superiore ai trenta minuti, riservando l’imaging ai quadri atipici o al sospetto di una diagnosi diversa.
Il medico raccoglie quindi informazioni sull’esordio e sull’andamento del dolore, osserva il cammino e valuta mobilità, forza e zone sensibili. Quando nel dolore cronico dell’anca l’imaging è indicato, le radiografie tradizionali rappresentano generalmente il primo livello; ecografia, risonanza magnetica o altri accertamenti vengono richiesti quando devono rispondere a un quesito diagnostico preciso. L’imaging mantiene inoltre un ruolo nella definizione dell’entità del danno strutturale quando si pianifica o si valuta un intervento chirurgico.
Come si cura il dolore all’anca
Non esiste una cura unica per il dolore all’anca. Il trattamento dipende dalla causa, dalla durata dei sintomi e dall’impatto che il problema ha sul movimento e sulla vita quotidiana.
Nei disturbi non traumatici e privi di segnali d’allarme può essere utile ridurre temporaneamente le attività che fanno aumentare nettamente il dolore, senza immobilizzare completamente l’articolazione. Mantenere i movimenti tollerati aiuta a limitare la perdita di forza e mobilità; il ritorno alle normali attività dovrebbe essere graduale.
La fisioterapia e l’esercizio terapeutico non consistono semplicemente nel “rinforzare l’anca”. In base al problema possono servire a recuperare mobilità, controllo del movimento, capacità muscolare e tolleranza al carico. Nell’artrosi la linea guida NICE colloca l’esercizio terapeutico personalizzato fra i trattamenti di base, anche se nelle fasi iniziali può provocare un temporaneo aumento del fastidio.
Farmaci analgesici o antinfiammatori possono contribuire al controllo dei sintomi, ma la scelta deve considerare eventuali altre patologie, terapie in corso e rischi gastrointestinali, renali o cardiovascolari. Per questo non è prudente indicare un farmaco valido per tutti.
Le infiltrazioni possono essere considerate in situazioni selezionate. Nell’artrosi quelle corticosteroidee sono un’opzione quando gli altri trattamenti farmacologici non sono efficaci o non sono utilizzabili, oppure per rendere più sostenibile l’esercizio terapeutico: la stessa linea guida indica di spiegare al paziente che il sollievo atteso è di breve durata, nell’ordine di due-dieci settimane, senza evidenza di beneficio oltre i tre mesi. Le infiltrazioni di acido ialuronico non sono invece raccomandate, con evidenze di beneficio non convincenti e possibili effetti sfavorevoli, in particolare nell’artrosi dell’anca.
Quando si valuta la chirurgia
La sostituzione protesica dell’anca viene presa in considerazione quando i sintomi incidono in modo sostanziale sulla qualità della vita e il trattamento non chirurgico si è dimostrato inefficace o non è praticabile. La stessa linea guida raccomanda di fondare la decisione sulla valutazione clinica e non su sistemi a punteggio della severità della malattia, e indica che età, sesso, abitudine al fumo, altre patologie e indice di massa corporea possono influire sull’esito dell’intervento ma non devono costituire motivo di esclusione dal percorso. L’età anagrafica, da sola, non è quindi un criterio per escludere il paziente dalla valutazione.
«La protesi d’anca non si decide su una radiografia», osserva Orgiani. «Si decide quando il dolore e la perdita di autonomia pesano davvero sulla giornata di quella persona, e quando le alternative non chirurgiche hanno smesso di dare un beneficio sufficiente. L’indicazione nasce quando i sintomi, la limitazione funzionale, l’esame clinico e le immagini vanno nella stessa direzione: una radiografia molto compromessa, da sola, non basta a indicare una protesi.»
Quando l’indicazione viene posta, la fase preoperatoria serve a identificare e, per quanto possibile, ottimizzare i fattori di rischio modificabili: il controllo delle patologie concomitanti, lo stato nutrizionale, l’abitudine al fumo. L’obiettivo non è azzerare il rischio, ma ridurlo attraverso una preparazione appropriata all’intervento.
Capire dove fa male, come è iniziato il disturbo e quali attività sono diventate difficili consente di orientare meglio la valutazione. Se il dolore persiste, peggiora o riduce la capacità di muoversi, cercare la causa è più utile che limitarsi a tentare di spegnere il sintomo.
Le indicazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la visita medica.