helicobacter pylori

L’Helicobacter Pylori, è un’infezione batterica grave, che provoca l’infiammazione dello stomaco, ulcera peptica e vari tipi di tumori gastrici. 

Helicobacter pylori è il nome di un batterio GRAM-negativo, lungo 2,5-5 μm, in grado di colonizzare la mucosa dello stomaco; la conseguente infezione instaura un quadro infiammatorio locale, che può progredire verso patologie importanti quali gastrite cronica, dispepsia non ulcerosa, ulcera peptica e cancro allo stomaco.

Il termine “Helicobacter” si riferisce alla forma ad elica di questo batterio, mentre “pylori” ricorda il nome del tratto terminale dello stomaco che lo congiunge all’intestino tenue.

Anche se l’ambiente intraluminale dello stomaco impedisce la crescita della maggior parte delle forme batteriche, l’Helicobacter è riuscito a trovare strategie in grado di sopravvivere, al punto da infettare circa il 50% della popolazione mondiale. 

Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, circa 80-85%, l’infezione si manifesta in forme asintomatiche o di modesta entità.

Sintomi Helicobacter

Quali sono i sintomi più comuni? E quali sono i fattori di rischio?

Non esistono dei sintomi specifici legati all’infezione. Tuttavia, la presenza dell’Helicobacter pylori può provocare fastidiosi problemi digestivi, con disturbi che coincidono con quelli causati dalla gastrite cronica o dall’ulcera

Possono, quindi, manifestarsi bruciori e dolori di stomaco, reflusso gastroesofageo, nausea, vomito, senso di pesantezza, digestione lenta e difficile.

Va comunque precisato che, in altri casi, l’infezione rimane del tutto asintomatica; basti pensare che, nel Mondo, due persone su tre ospitano il batterio nel proprio stomaco, senza neanche saperlo.

dolori e bruciori addominali
nausea e vomito i principali sintomi dell'infezione

Si tratta di un batterio particolarmente insolito, perché riesce a sopravvivere nell’ambiente molto acido dello stomaco. 

Questa peculiarità è resa possibile da uno stratagemma che permette al microrganismo di sfuggire all’azione distruttiva dei succhi gastrici.

In pratica, l’Helicobacter, riesce a creare un microambiente adatto al suo insediamento e favorevole alla sua riproduzione. 

Purtroppo, nel corso della vita, il batterio produce delle sostanze che hanno un effetto lesivo sulla mucosa gastrica, favorendo così infiammazioni e ulcere.

Per quanto riguarda il contagio, le modalità con cui l’Helicobacter pylori si trasmette non sono ancora ben chiare e, attualmente, l’uomo è l’unico serbatoio noto di questo batterio.

In ogni caso, la modalità di trasmissione più probabile è da persona a persona, attraverso contatti diretti per via orale e oro fecale.

Quindi, l’unica prevenzione consiste nel rispettare le norme di igiene comuni, come lavarsi le mani, uso individuale della pulizia della bocca ecc. 

Tali norme sono importanti soprattutto quando si viene a contatto con un bambino piccolo, dato che l’infezione si acquisisce tipicamente in età pediatrica e persiste in quella adulta. 

Altra possibile via di contagio è l’ingestione di acqua o cibi contaminati con materiale fecale o manipolati con mani non lavate, anche se non esistono ancora dati significativi e precisi a riguardo. 

Cura antibiotica per Helicobacter

Qual’è la cura per combattere l’infezione? 

I trattamenti più comuni per debellare l’infezione sono: 

esami di laboratorio da fare dopo la cura farmacologica
cura antibiotica per il trattamento dell'infezione

I trattamenti più comuni per l’infezione da Helicobacter Pylori includono un inibitore della pompa protonica per ridurre la produzione di acido gastrico, due antibiotici e talvolta anche subsalicilato di bismuto per eliminare l’infezione. 

Viene somministrato uno dei vari inibitori della pompa protonica, come lansoprazolo, omeprazolo, pantoprazolo ecc. 

Tutti questi antibiotici possono alterare il gusto e causano nausea, inoltre amoxicillina, claritromicina e tetraciclina possono causare diarrea. Il subsalicilato di bismuto può causare stipsi e colorazione scura della lingua e delle feci.

Il successo del trattamento viene confermato ripetendo gli esami del respiro o delle feci o l’endoscopia a distanza di circa 4 settimane dalla conclusione della terapia.