ictus e riabilitazione

Secondo diversi studi scientifici, la logopedia intensiva a seguito di un ictus, accelera il recupero e migliora la qualità di vita dei soggetti colpiti. 

Partiamo però col chiarire cos’è l’ictus e da cosa viene generato: per ictus si intende, la morte o necrosi di un tessuto o di un organo, che non ricevono più un adeguato apporto di sangue e ossigeno dalla circolazione arteriosa specifica. 

L’ictus è una delle patologie vascolari più frequenti nella persona adulta-anziana e si tratta di un’interruzione del circolo sanguigno che causa la morte dei neuroni e più si prolunga e più risulta grave.

L’ictus spesso non dà nessun segnale, arrivando all’improvviso e cogliendo impreparati i pazienti colpiti e può essere generato da diverse cause come:

  • Età
  • Sesso
  • Fumo
  • Diabete
  • Ipertensione arteriosa
  • Elevati livelli di colesterolo
  • Familiarità
  • Sedentarietà
  • Obesità
  • Stress
  • Uso di droghe

Nei casi peggiori l’ictus può portare alla morte il paziente, ma se sopravvive dovrà comunque convivere con gravi deficit o problemi di linguaggio e/o movimento, dovuti al grave shock subito dall’organismo. 

Esiste però, la possibilità di migliorare tale situazione grazie a cicli riabilitativi, in grado di riadattare progressivamente il fisico del soggetto colpito.

Afasia post ictus: di cosa si tratta?

Solitamente l’ictus comporta l’insorgenza di disturbi a breve o a lungo termine al soggetto e le conseguenze possono essere:

  • L’eminegligenza o neglect, relativa al proprio corpo o allo spazio circostante e significa che il paziente colpito, può non riconoscere il proprio emilato sinistro o non portare attenzione a ciò che c’è o succede alla sinistra.
  • L’afasia, è invece, un disturbo del linguaggio acquisito e comporta la difficoltà, o in alcuni casi l’impossibilità del paziente, di comprendere e produrre parole e frasi su diversi livelli.

Quest’ultima si può differenziare in: afasia globale, in cui il paziente non comprende nemmeno frasi semplici o parole e afasia lieve, che si manifesta con un agrammatismo, dove il paziente parla come se fosse uno straniero e a livello di comprensione non comprende frasi complesse. 

È importante specificare che il paziente non ha perso la ragione e né la voglia di comunicare, proprio per questo risulta fondamentale agire presto e cercare di alleviare la frustrazione e il dolore del paziente. 

Il primo passo è l’inquadramento, l’osservazione e la somministrazione di test specifici che rilevano il grado di afasia, così poi da poterla curare correttamente.

Logopedia post ictus: il trattamento migliore!

Il lavoro del logopedista in questo caso, è quello di reintegrare il paziente nella comunità dei parlanti. 

L’approccio riabilitativo dell’asfasico è incentrato non solo sul paziente, ma sulla comunità, in primis la famiglia, che deve imparare nuove modalità comunicative.

Solitamente è un trattamento a lungo termine, infatti i primi 6-12 mesi, sono quelli del lavoro intensivo, perché è proprio in questo periodo che si ottengono i risultati migliori. 

Dopo il primo anno, il lavoro diventa meno specifico, ma più incentrato sull’integrazione, su una riabilitazione sociale e meno sanitaria. 

Però la cosa importante da sapere, è che si potrà rieducare il paziente e cercare di alleviare le sofferenze e l’avanzare del disturbo, ma non ci sarà mai un recupero totale, si potrà solo migliorare con un percorso di adattamento continuo.

La chiave di un training riabilitativo di successo, risiede nelle risorse che il paziente trova per compensare la sua mancanza di linguaggio.

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