Il tarassaco, nome scientifico Taraxacum officinale, meglio noto invece come dente di leone, soffione o cicoria selvatica, appartiene alla grande famiglia delle Asteracee ed è famoso fin dall’antichità sia come pianta commestibile sia per le sue notevoli proprietà benefiche, curative e medicinali.

Principalmente diffuso in tutte le zone temperate del pianeta, il tarassaco è apprezzato anche dagli animali, che ne mangiano i semi e l’intera pianta o, come le api, ne ricavano un miele gustoso e benefico.

Possiede molteplici effetti e proprietà benefiche e curative per fegato, reni, colesterolo, tiroide e problema digestivi e intestinali, ma scopriamo meglio di cosa si tratta.

Il tarassaco a cosa serve?

Del tarassaco sono commestibili anche i fiori, buoni sia da mangiare in insalata che per preparare ottime tisane digestive e depurative. Inizialmente usato come erba da mangiare in insalata o nelle zuppe, il tarassaco è entrato presto anche nel novero delle piante medicinali.

I principi attivi del tarassaco si concentrano in particolare nelle radici e nelle foglie, ma anche nei fiori gialli. Le foglie del tarassaco contengono beta-carotene, vitamina C e ferro e calcio in quantità notevole. Dalle radici del tarassaco, tostate e macinate, si ricava un surrogato del caffè, gustoso e totalmente privo di caffeina.

Fin dall’antichità è apprezzato, infatti, nelle segnature medievale il colore del fiore di tarassaco, giallo come la bile, lo designava come un rimedio epatico per eccellenza – cosa del resto confermata in seguito dagli studi fitoterapici moderni; mentre nel ‘500 ne vennero scoperti l’effetto diuretico e la capacità di accelerare la guarigione delle ferite.

Proprietà curative del tarassaco

Il tarassaco viene utilizzato per favorire la digestione, regolare il flusso biliare e per stimolare la diuresi, per le sue proprietà coleretiche e colagoghe, diuretiche e blandamente antinfiammatorie.

Anche se del tarassaco tutto è buono! Sia la radice che le foglie e i fiori stimolano le secrezioni di tutte le ghiandole dell’apparato gastroenterico e la muscolatura dell’apparato digerente producendo un’azione lassativa secondaria. Il periodo migliore per raccogliere le radici va da giugno a settembre, mentre da ottobre ad aprile si possono raccogliere le foglie di tarassaco, da consumare fresche in cucina.

Le proprietà purificanti, antinfiammatorie e disintossicanti del tarassaco favoriscono l’eliminazione delle scorie rendendo il tarassaco una pianta preziosa in tutti i casi di insufficienza epatica, itterizia e calcoli biliari. 

Inoltre, non solo agisce su fegato e reni per depurarli, ma stimola anche produzione e la circolazione della bile, attiva la secrezione di enzimi digestivi e favorisce la peristalsi intestinale.

Il tarassaco è in grado di riattivare la funzione immunologica e potenziare la risposta immunitaria del sistema linfatico.

Inoltre, il tarassaco, conosciuto anche come “piscialetto”, appellativo evocativo che suggerisce proprio l’azione diuretica della pianta, dovute all’abbondanza di flavonoidi e di sali di potassio, che stimolano la diuresi favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Infine, la piante agisce efficacemente anche sulla cellulite, così da contrastare fragilità capillari e inestetismi, riuscendo a riequilibrare gli ormoni nell’organismo. 

Tarassaco e controindicazioni

Dato il suo effetto stimolante a livello gastrico, il tarassaco va evitato in caso di gastrite, ulcera peptica, coliche biliari e calcoli alla cistifellea o allergia alle piante della famiglia “Asteraceae”.

Il tarassaco non andrebbe somministrato in concomitanza con terapie che possono determinare iperkaliemia tra cui beta-bloccanti, FANS e ACE-inibitori e nei pazienti che assumono terapie con litio.

Inoltre, l’uso del tarassaco è sconsigliato nei bambini con età inferiore ai 12 anni, durante la gravidanza o in allattamento, il tarassaco è da assumere con cautela ed esclusivamente sotto consiglio medico, anche in caso si assumano farmaci antidolorifici, regolatori della glicemia e diuretici.