Infarto sintomi, cause e cure

Infarto del miocardio

L’infarto è la conseguenza di un’ischemia cardiaca prolungata. Questo fenomeno cardiovascolare, secondo l’Istat, è la prima causa di morte in Italia. Tuttavia è bene precisare che, grazie all’impegno profuso nella prevenzione di malattie cardiache e alle terapie sempre più all’avanguardia, il tasso di mortalità si è ridotto negli anni. Purtroppo con l’emergenza Covid le vittime di attacchi di cuore nel 2020 rispetto al 2019 sono triplicate. Davanti a questa realtà si rende necessario capire non solo cosa s’intende per infarto, ma anche in caso di attacco cardiaco cosa fare e come prevenire un simile evento.

Prima di entrare nel merito, è bene fare un breve excursus sul funzionamento del cuore. Questo muscolo, il miocardio, lavora come una pompa mandando in circolo il sangue ossigenato in tutto il corpo. Lui stesso viene alimentato dalle arterie coronarie che sono due, la coronaria destra e quella sinistra, la quale si suddivide in arteria discendente anteriore e arteria circonflessa. Il problema cardiaco deriva proprio dall’ostruzione di questi vasi.

Che cos’è l’infarto

Comunemente chiamato attacco di cuore, l’infarto acuto al miocardio avviene quando una parte del muscolo cardiaco non è più vascolarizzato a motivo dell’ostruzione di una o più coronarie. Se quella porzione di cuore non riceve l’ossigeno necessario in tempi brevi si danneggia in modo irrimediabile. A questo punto non si parla più di ischemia cardiaca, perché il tessuto va in necrosi e muore.

Generalmente col termine infarto ci si riferisce al cuore, perché ovviamente è tra quelli più pericolosi. Comunque questo evento cardiocircolatorio può interessare anche il cervello, infarto cerebrale o ictus ischemico anch’esso potenzialmente letale. Gli arti possono esserne interessati, in questo caso si parlerà di infarto muscolare, a seguito di un embolia arteriosa nel braccio o nella gamba. Infine anche i polmoni o l’intestino possono esserne colpiti.

Caratteristiche particolari di un attacco di cuore

Un attacco cardiaco può rivestire svariate caratteristiche. Il denominatore comune è la morte del tessuto muscolare dovuto alla mancanza d’ossigeno, ma in alcuni casi si parla di infarto fulminante. Questo evento è repentino e può comportare una morte improvvisa, perché l’ostruzione coinvolge una parte molto estesa del cuore. In altri casi si riportano episodi di infarto silente. La differenza di questo tipo di attacco sta nella quasi assenza di sintomi o con una percezione molto lieve. È facile immaginare quanto sia pericolosa questa forma, perché impedisce l’intervento tempestivo che richiede questa patologia cardiovascolare.

Infarti cause

Possiamo menzionare tre cause principali di infarto cardiaco.

  • L’aterosclerosi (più comune).
    L’ostruzione è dovuta agli accumuli di grasso sulle pareti delle arterie coronariche che col tempo formano vere e proprie placche ateroschlerotiche che provocano una trombosi.
  • L’embolia (più raramente).
    In alcuni casi la placca aterosclerotica si stacca e spinta dal flusso di sangue va a chiudere la coronaria.
  • Lo spasmo coronarico (comune fra i cocainomani).
    Questa contrazione delle coronarie è tale da impedire il flusso di sangue in una parte del cuore.

Fattori di rischio a carico del cuore

Nondimeno è necessario menzionare alcuni fattori che aumentano, anche notevolmente, il fattore di rischio:

  • Età.
    L’arteriosclerosi, ossia l’indurimento delle pareti delle arteriole in parte dovuto al loro ispessimento, compare con l’avanzare dell’età e riduce l’elasticità dei vasi e il flusso di sangue.
  • Familiarità.
    Si è riscontrato un importante incidenza di casi in specifici nuclei familiari che indicano una predisposizione ereditaria.
  • Sesso.
    In un primo tempo l’incidenza negli uomini è superiore, ma dopo la menopausa il numero di donne tende a pareggiarsi rispetto agli uomini. È da notare, tuttavia, che spesso nelle donne l’evento tende ad essere più grave che negli uomini.
  • Ipercolesterolemia.
    Livello eccessivamente elevato di colesterolo a motivo di cattive abitudini alimentari.
  • Ipertensione.
  • Diabete.
  • Obesità.
  • Fumo.
  • Stress.
    Un atteggiamento caratterizzato da impazienza, fretta, alta competitività, ostilità sociale in vari ambiti, lavorativo o familiare, secondo recenti studi risulta essere un effettivo fattore di rischio.
  • Sedentarietà.
  • Uso di droghe.

Infarto sintomi

Siccome l’intervento tempestivo è la chiave per una risoluzione positiva di questa emergenza, vogliamo rispondere alla domanda come riconoscere un infarto.

Va precisato che la sintomatologia dell’infarto cardiaco varia da persona a persona. Quindi le manifestazioni possono essere soggettive, ma le più frequenti sono le seguenti:

  1. Dolore al petto. Si può manifestare sia dopo uno sforzo, un’emozione, ma anche senza motivo. L’intensità varia da persona a persona. Il dolore può essere percepito più o meno localizzato sul petto, dietro allo sterno, con un senso di oppressione oppure può essere risentito come un bruciore che si irradia anche fino alla mascella, come un mal di denti fortissimo, coinvolgendo anche le spalle, le braccia (specialmente dal lato sinistro), le mani e la schiena. La durata del dolore da infarto può essere breve (alcuni minuti) o prolungato (30-40 minuti).
  2. Sensazione di forte spossatezza.
  3. Nausea, mal di stomaco o bruciore. Dolori addominali.
  4. Sudore freddo. Pelle umida.
  5. Mancanza di fiato.
  6. Stordimento e giramenti di testa.
Infarto sintomi

Quanto dura un infarto?

Come detto prima l’ischemia cardiaca comporta una sofferenza dei tessuti del cuore dovuta all’assenza di ossigeno, le cellule resistono fino ad un certo punto, ma passato un massimo di 30 minuti, avviene la necrosi dei tessuti. A questo punto si parla di infarto. Più l’intervento è immediato, minore è l’estensione del danno.

Cosa fare in caso di infarto

Possiamo dire senza ombra di dubbio che la tempestività sia il primo intervento. Un’azione fatta entro i 5 minuti dall’inizio dei sintomi può effettivamente salvare la vita. L’unica cosa da fare è accedere il prima possibile all’ospedale, sia chiamando il 118 o facendosi accompagnare il più rapidamente possibile.

Crisi cardiaca diagnosi

Una volta in ospedale, in funzione della sintomatologia e dell’anamnesi, i test diagnostici per determinare la presenza di una crisi cardiaca saranno:

  • ECG, elettrocardiogramma. Dall’evoluzione del tracciato il medico individua la presenza dei segnali di infarto del miocardio oppure può riscontrare le aritmie. Questi battiti cardiaci anomali possono sia aver provocato l’infarto che esserne una conseguenza.
  • Analisi del sangue. Ad intervalli di 3, 6 e 9 ore sono valutati tra l’altro i livelli di troponine, le CK o CK-MB, i cui livelli elevati sono di solito correlati alla crisi.
  • Angiografia coronarica. Esame particolare a raggi X che permette di individuare le ostruzione nelle arterie coronarie. Se viene evidenziata questa occlusione si potrebbe ricorrere ad un’angioplastica per ristabilire il flusso di sangue al cuore.

Infarto cura

Gli interventi svolti hanno tutti l’obiettivo di ripristinare il flusso sanguigno al miocardio. Le possibilità che i sanitari prenderanno in considerazione in funzione del caso sono i seguenti:

  • Trombolisi (terapia farmacologica).
    L’obiettivo è di sciogliere il coagulo di sangue. I farmaci disponibili sono diversi, tuttavia la loro efficacia diminuisce col passare del tempo. I migliori risultati si ottengono entro le 2-3 ore e si mantengono fino a 6 ore. Tuttavia è importante tener conto che l’effetto anticoagulante agisce sull’intero albero vascolare, quindi potrebbe generare emorragie cerebrale nel 1-2% dei casi.
  • Dilatazione dell’arteria (terapia chirurgica).
    L’obiettivo è dilatare l’arteria. In più del 95% dei casi questo intervento di emodinamica può ripristinare il flusso coronarico, sia aspirando il trombo che con l’impianto di uno stent.
  • Creazione di un ponte vascolare (terapia chirurgica).
    Sempre nell’ambito del laboratorio di emodinamica, in questo caso si usa un altro vaso sanguigno per creare un ponte che superi il tratto occluso, ossia un by-pass coronarico. Questo intervento viene fatto nei casi in cui il quadro coronarico è molto critico, il paziente, però, dev’essere sotto anestesia generale.

Cosa fare dopo un infarto

Dopo la convalescenza di alcune settimane si può riprendere la propria vita. Uno stile di vita sano ed equilibrato sono la base per il periodo post infarto. Ovviamente è indispensabile correggere le cattive abitudini per eliminare il più possibile i fattori di rischio. Primo fra tutti è essenziale smettere di fumare. Non farlo raddoppia il rischio di un secondo infarto.

Cosa mangiare dopo un infarto

Non c’è una dieta specifica, ma certamente seguire alcune linee guida può favorire un buon recupero e limitare anche l’insorgenza dei fattori di rischio. Quindi un ridotto apporto di grassi di origine animale e prediligere il pesce, abbondare con frutta e verdura sono buone abitudini alimentari. Anche limitare il sale, usando di più le erbe aromatiche e altri aromi può essere vantaggioso. Il mantenimento del peso corporeo idoneo giocherà a favore.

Quali sport dopo l’infarto?

L’attività fisica è ottima sia per mantenere l’elasticità di tutti i vasi sanguigni che per abbassare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Per di più, dopo la convalescenza, favorisce il recupero fisico e psico-sociale.
È sempre preferibile consigliarsi con il proprio medico, evitando sport che comportino scatti (calcetto o pallacanestro per esempio) o sforzi intensi e scegliere invece attività che allunghino i muscoli (nuoto, bicicletta in pianura, sci). Se, come spesso accade, l’attività fisica è una nuova abitudine da adottare, iniziare con delle belle passeggiate può essere un buon punto di partenza.