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Il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio è fondamentale in sala operatoria, in quanto permette di controllare l’integrità e la funzionalità delle azioni neurologiche del paziente sottoposto ad intervento, tramite un macchinario a monitoraggio continuo. 

L’utilizzo di queste tecniche risulta necessario e importante durante gli interventi chirurgici, in modo particolare di quelli neurologici complessi, perché permette di minimizzare i danni che l’intervento potrebbe provocare. 

Vediamo insieme di cosa si tratta e perché è un passaggio fondamentale per la buona riuscita dell’intervento.

Monitoraggio intraoperatorio: di cosa si tratta?

Il monitoraggio intraoperatorio consiste nell’utilizzo di varie tecniche neurofisiologiche, al fine di verificare e preservare la funzionalità di importante strutture del cervello, del midollo spinale e dei nervi, così da minimizzare i danni che si potrebbero verificare nel corso di un intervento.

Le strutture coinvolte nel monitoraggio sono:

Quindi, danneggiare anche solo una di queste strutture, significa causare menomazioni gravi o molto gravi e irreversibili.

In modo particolare, il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio si avvale di due tecniche:

Come si esegue il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio?

In poche parole, consiste nell’applicazione, anche simultanea, in corso di intervento, di varie tecniche neurofisiologiche tra cui:

Ma possono esserci dei rischi o complicanze nell’utilizzo di queste tecniche?

Ad oggi, grazie ai vari progressi ottenuti nel campo della sicurezza biomedica e chirurgica, le complicanze legate al monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio sono molto limitate. 

Vediamo precisamente quali potrebbero essere:

Sicuramente la competenza dell’intera equipe chirurgica e una corretta integrazione tra i vari professionisti, contribuiscono alla buona riuscita dell’intervento e a rendere pari allo zero le eventuali complicanze.